Giovanissimi – Alessio Forgione

Si chiama “Giovanissimi” il nuovo libro di Alessio Forgione e si legge tutto d’un fiato!
Un romanzo di formazione scorrevole, con un linguaggio immediato e leggero anche quando descrive scene forti.

La storia ha come protagonista Marocco, un quattordicenne che vive a Soccavo (periferia di a Napoli). “Sono i sei mesi più importanti” quelli che ricorderà per tutta la vita. Una vita che come spiega l’autore “non diventerà niente di speciale”.

È un romanzo che ha sullo sfondo le partite di calcio giocate nel quartiere in cui vive, ma in cui quello stesso sport non diventa centrale. Il protagonista gioca a calcio e va a scuola con lo stesso disinteresse, nessuna delle due cose lo appassiona davvero. E in un mondo fatto di confini geografici, dove non si esce mai dal quartiere, leggendo un fumetto o un articolo sul finto allunaggio si aprono spazi sconfinati di immaginazione.

È un libro che racconta la periferia, quella di Napoli, in modo molto originale. Nonostante attorno al protagonista succedano cose gravi (un amico va in galera ed un altro muore), Marocco seppur soffrendone passa attraverso gli eventi e va oltre perché quella è la sua vita “normale”.

Lo sguardo che Alessio Forgione ha sulla periferia è fortemente realistico e umano, i suoi personaggi trasmettono simpatia e suscitano emozioni, anche quando hanno comportamenti discutibili.
Non si fa qui una foto della gente di periferia ma si fa la foto di tutto il genere umano.

Perché spesso si pensa che i poveri siano anche stupidi, ma non è vero perché i poveri sono soltanto poveri” (A.Forgione)

Volevo che aspettasse un attimo e invece lei correva e correva molto più veloce di me ed io volevo starle vicino e allora dovevo correre ma anche lei doveva rallentare un po’. E poi pensai che più di tutto mi dispiaceva che non sapevo cosa fosse l’amore. Salii le scale tenendo le mani in tasca. Aprii la porta e la casa mi sembrò di nuovo brutta e buia.  Sedetti sul divano e mi dissi che le case non dovevano essere così ma rumorose e piene di grida di gioia e di risate e di sedie che strusciano per terra mentre vengono avvicinate a tavole grandi, dove si mangia tutti assieme. Mi dissi che l’amore è una casa felice.” (A.Forgione)

C’era un silenzio che sembrava insolito o che io avevo reputato tale, perché tutte le volte che c’ero stato, allo stadio, le urla arrivavano fino in cielo e lo spingevano un po’ più in alto. Gli dissi che mi piaceva stare lì e lui mi rispose che era bello ed eravamo rimasti seduti, senza dire molto, ed io avevo guardato il campo. Non avevo immaginato di giocarci, sopra sull’erba anziché sul terreno, di guadagnare dei soldi e di farlo con il Napoli, davanti ai tifosi. Mi ero limitato a osservare quella distesa colorata di un verde pieno e calmo”. (A.Forgione)